Chavez è un comico diventato dittatore. Un’intervista a Charles Dantzig.

Il seguente articolo è la mia traduzione di «Chavez, c’était Patrick Sébastien devenu dictateur»: intervista apparsa nella rubrica BibliObs de Le nouvel Observateur.

Quando ha appreso la notizia della morte di Hugo Chavez, Charles Dantzig ha «avuto la sensazione che un personaggio importante del suo libro sparisse, fosse allo sbando». Questo perché, lo scrittore ne aveva fatto un elemento centrale di Dans un avion pour Caracas [Un aereo per Caracas, ndt], il romanzo che pubblicò nel 2011 (Grasset). Abbiamo, così, rivolto alcune domande a questo autore che denuncia il populismo, in Venezuela ma anche in letteratura.

BibliObs – Perché ha scelto di evocare Hugo Chavez nel suo romanzo?

Charles Dantzig – Chavez non è uno dei personaggi principali del mio libro, ma un’ombra sui personaggi. Uno dei capitoli si intitola Vie de Chavez pour les petits enfants et pour les adultes [La vita di Chavez per i più piccoli e gli adulti, ndt]: qui il narratore trascrive la versione che la propaganda chavista dà della sua esistenza, e poi spiega ciò che ha realmente fatto. E ciò che Chavez ha fatto è di creare una nuova forma di populismo.
Al posto del militarismo mussoliniano, nel quale il dittatore indossa un’uniforme sgargiante e passa in visita le truppe, egli ha inventato questo mélange molto pericoloso di militarismo e istrionismo. È un po’ come se fosse diventato dittatore Patrick Sébastien [un noto personaggio di varietà francese che conduce programmi tv per lo più comici, fa l’imitatore, l’attore, il cabarettista, ndt].
I suoi inizi non furono granché originali: un militare che tenta un colpo di stato, finisce in prigione, viene liberato da un presidente democratico e si fa eleggere presidente a sua volta. Si conoscono già numerosi esempi simili.
Una volta al potere, capisce che deve dotarsi di un’aria simpatica. L’uniforme militare non è più alla moda. Così decide di strumentalizzare la televisione e lo spettacolo, soprattutto con il suo programma televisivo Alo Presidente, durante il quale egli risponde a delle domande dei telespettatori attentamente filtrate e arriva persino a cantare in diretta.
Ha stravolto i codici della dittatura populista: fino a lui, i dittatori svolgevano il loro compito come dei bruti soldati. Egli ha instaurato questa miscela stravagante di quasi-dittatura e di spettacolo, attraverso una strumentalizzazione della simpatia. E quando io dico quasi-dittatore, il quasi è anche di troppo: è stato eletto con elezioni truccate, ha perseguito gli oppositori e ha abolito la separazione dei poteri alla base di tutte le democrazie distruggendo il potere giudiziario. Tutto questo mescolato allo spirito della canzone di varietà.

Cosa fa di Chavez un personaggio da romanzo?

Nel mio romanzo, un intellettuale francese, Xabi Puing, va a Caracas perché trova che Chavez sia ammirevole. Si tratta di un discorso sulla dittatura moderna e del modo in cui un intellettuale francese – per esempio – possa lasciarsi ingannare da una certa retorica della simpatia. Chavez e Xabi sono dei simboli, rappresentano l’ombra che la volgarità proietta sulle cose dello spirito, che è poi la definizione del populismo. Io ritengo che Chavez sia stato simbolicamente questa forma di dittatore moderno.

In un editoriale apparso su Le Monde nel 2012, lei denunciò anche il realismo come forma di populismo in letteratura

Ai nostri giorni, vi è una strumentalizzazione della letteratura da parte del movimento realista. Il realismo, il quale pretende di essere tutta la letteratura, cerca di renderla utile, di darle una utilità politica e sociale, vale a dire morale. Questo nuovo realismo non si percepisce soltanto nei soggetti, ma anche nel rifiuto della forma: si ritiene che tutto il lavoro intorno alla forma sia noioso, superfluo, frivolo, odioso, quando invece è l’essenza stessa della letteratura.
Nel tentativo di dare forma all’informe, essa è ciò che si oppone nel miglior modo al potere. Come diceva Pasolini: «Nulla è più anarchico del potere, il potere fa praticamente ciò che vuole.». Nel negare la forma, si vuole porre la letteratura come attenta a voi. È una forma di populismo. La letteratura non è mai sola, vive dentro una società. Ora la nostra società attraversa una crisi economica; e tutte le crisi favoriscono l’emergere del populismo.

Cosa pensi di Nicolas Maduro, che Chavez ha designato come suo erede?

Non sono in grado di parlarne; non lo conosco. Ma c’è una cosa curiosa da dire: la dittatura è un mostro eterno, che è sempre esistito e che esisterà anche dopo Chavez e anche in altri paesi. È come un mostro di Loch Ness che cambia costantemente posto: quando in Venezuela andrà meglio, la dittatura risorgerà in un altro paese.

Intervista a cura di Louis Blanchard

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