Culture dell’oralità e web 2.0

Trovo che ci siano degli evidenti parallelismi tra le culture fondate sull’oralità e la società che sta venendo a crearsi attraverso l’uso diffuso e massiccio del web 2.0.
Nel mondo dell’oralità, biblioteca è la memoria. Ogni evento passato che meriti di essere ricordato è accessibile solo attraverso la memoria di un depositario, e per il tramite della sua esposizione verbale. Questo depositario, inoltre, nel momento in cui narra, è proiettato verso il presente, non verso il passato. Ogni cronaca di questo tipo sceglie solo alcuni avvenimenti, perché funzionali al fine che essa si propone. Egli ha anche la funzione di codificare il presente, non il passato. Accade, dunque, che la memoria collettiva (frutto del sommarsi delle memorie individuali) tenda a eliminare ciò che non serve per il presente, a relegarlo nell’oblio.
Allo stesso modo, l’eccesso di informazioni, di notizie, di commenti, di idee di opinioni, fa sì che patrimonio collettivo vengano a essere solo quegli elementi funzionali al contesto presente. Appena questa utilità viene meno (e ciò, in genere, avviene rapidamente), spariscono. Tutto ciò che non serve, viene cancellato.
Certo, ciò che si dimentica – ad ogni modo – non svanisce: resta nella rete. Ma perso nell’immenso mare di testi, informazioni, notizie, ecc. presenti.
Cambiano, poi, i modi di fruizione, trasmissione e diffusione. La società del web è strutturata come una rete e un insieme di strati di reti legati tra loro: il pensiero comune, gli argomenti dominanti sono generati dalle azioni di una massa di individui; per quanto questa massa sia atomizzata.

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